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Preparazione delle immagini per la stampa

IL MONITOR

Poter visualizzare a monitor e prevedere il risultato di stampa in modo affidabile e coerente, in termini di colore, tonalità e contrasto, è di fondamentale importanza.

Un buon monitor ed un ambiente di lavoro adeguato (illuminazione) ci permettono di ottenere un “softproofing”, cioè una prova a schermo del risultato finale, il più vicino possibile alla stampa che otterremo alla fine di tutto il processo.

Condizione essenziale è che il monitor venga correttamente regolato e “calibrato”, secondo precise norme di riferimento, in relazione all’ambiente di lavoro al quale ci si rivolge (fotografico o prestampa); questo ci permetterà di ottenere corrispondenza di colore fra monitor e dispositivi diversi, permettendo un confronto oggettivo tra fotografo, operatori e laboratorio stampa.

Il monitor deve essere di tipo professionale e specifico per riproduzione fotografica, in grado di riprodurre i toni naturali del colore, avere una buona definizione, la gamma cromatica più ampia possibile (vicina ad AdobeRGB), schermo senza riflessi e possibilità di regolazioni e calibrazione su scheda hardware interna.

Alcuni marchi dispongono di software di calibrazione proprietari, altri possono avvalersi di applicativi di terze parti (X-Rite, Datacolor, ecc.).

Con uno stumento per la lettura del colore (spettrofotometro o colorimetro) possiamo effettuare la misurazione della nostra periferica e creare il suo specifico profilo (icc). Questa andrebbe ripetuta con scadenza regolare e comunque prima di una sessione di lavoro importante; infatti i monitor sono soggetti a modificare le prestazioni nel tempo, con conseguente perdita di luminosità e slittamento del colore.

Riferimenti generali da tenere in considerazione nella creazione di un profilo monitor per l’ambiente fotografico sono: temperatura colore: da 5800°k a 6500 °k – luminosità schermo: da 80 a 100 cd – valore Gamma: 2.2.

La Stampante e gli Inchiostri

Le stampanti professionali di grande formato, specifiche per il “proofing” e la stampa Fine Art, hanno una precisione e resa qualitativa superiore rispetto a quelle di tipo consumer e office.

Le attuali generazioni di inchiostri utilizzano pigmenti acrilici puri e raggiungono standard qualitativi nettamente superiori alle tecnologie tradizionali analogiche, in termini di ampiezza della gamma tonale e cromatica (spazio colore/gamut) e di resistenza allo sbiadimento.

Per quanto riguarda la gestione colore della stampante, possiamo utilizzare i profili forniti dalle case produttrici di supporti; ma per risultati superiori è necessario creare propri profili, specifici per la propria stampante e per ogni singolo tipo di supporto che si voglia utilizzare.

Come per il monitor, la stampante andrebbe controllata e ricalibrata regolarmente; infatti, ogni singola stampante ha caratteristiche proprie, inoltre entrano in gioco altre variabili, come l’usura delle testine, inchiostri da partite di produzione diversa, temperatura e umidità ambiente.

Il processo di profilazione della stampante avviene in 2 fasi: la “calibrazione” (limitazione inchiostri e linearizzazione) e la creazione del profilo colore della carta. Per questo si utilizzano software dedicati (RIP) e non è possibile farlo con semplici driver di stampa.

Una “stampa test”, eseguita sulla stampante perfettamente regolata, calibrata e certificata, sarà la base di partenza e punto di riferimento anche per verificare la perfetta corrispondenza di ciò che vediamo a  monitor.

Supporti di stampa

i supporti dedicati alla stampa a getto di inchiostro sono costituiti da una BASE, in fibra di cellulosa, e da uno speciale rivestimento, il COATING (o spalmatura), che serve a ricevere e fissare le minuscole goccioline di inchiostro.

Sono disponibili carte di tipo tradizionale, con base in cellulosa, dette “fiber based” e carte RC (resin coated) o politenate, che sono rivestite da un sottile strato in resina di polietilene che le rende estremamente lisce.

La cellulosa della carta può essere ricavata dalla pasta di legno, dal cotone, riso, gelso, bamboo o altre fibre vegetali.

Il Coating riveste un ruolo importante e può variare in qualità, spessore e uniformità di spalmatura. Può avere una finitura più o meno liscia e lucida, così troviamo carte gloss, lustre, semilucide e opache (matt). Questa grande varietà di scelta ci mette a disposizione molteplici possibilità espressive e creative.

In generale i supporti stampa vengono suddivisi in due principali categorie qualitative: “fotografica” e “Fine Art”.

Le carte Fine Art devono rispettare alcuni requisiti (ISO-9706), soprattutto in termini di conservazione, resistenza allo sbiadimento e purezza dei materiali impiegati. Inoltre devono essere esenti da fattori di acidità (ad es. la lignina), sbiancanti ottici (OBA), clorine; devono contenere una “riserva alcalina” (Carbonato di Calcio) che tamponi la futura formazione di acidi.

Le stampe realizzate con questi supporti rappresentano il riferimento qualitativo di eccellenza.

Nello scegliere la tipologia più adatta alle nostre esigenze, al di là delle valutazioni qualitative ed estetiche, dobbiamo anche considerare altre importanti caratteristiche del supporto stampa:

• il grado di bianco e di lucido.

• la tonalità colore (tinta).

• la densità massima ottenibile dalla combinazione carta-inchiostro.

Questi fattori influenzeranno il contrasto, i passaggi tonali e la gamma cromatica ottenibile in stampa.

Gestione colore e ottimizzazione per la stampa

Dopo aver sviluppato la nostra immagine raw, aver applicato la correzione colore e averla migliorata con le tecniche di postproduzione, andranno apportate ulteriori modifiche, in funzione della tipologia di supporto scelto, cercando di compensare le perdite di contrasto e di saturazione che possono verificarsi al momento della conversione dallo spazio colore dell’immagine a quello della carta di stampa.

La corretta assegnazione dei profili all’interno degli applicativi di elaborazione immagine (Lightroom, CaptureOne, Photoshop, PhotoRaw, ecc.) ci permetterà di ottenere corrispondenza e coerenza fra visualizzazione e stampa.

Il primo sarà il profilo di “imput” (profilo immagine), che viene assegnato a livello fotocamera o dal convertitore raw quando l’immagine viene salvata nei formati tiff, jpeg o psd. I profili di imput più utilizzati sono sRGB, AdobeRGB o ProphotoRGB (dal più piccolo al più ampio).

Il secondo sarà il profilo di “output” (profilo di destinazione), che descrive appunto il risultato di stampa dato da una specifica combinazione stampante/inchiostri/supporto.

La  conversione fra i valori colore di origine (immagine) e quelli di destinazione (stampante) viene calcolata dal motore colore dell’applicativo utilizzato per l’elaborazione immagine o da un RIP di stampa (Raster Imaging Processor).

Quando l’immagine presenta una gamma colori e una saturazione superiori a quella riproducibile dalla combinazione carta/inchiostri, viene eseguita una rimappatura dallo spazio più grande a quello più piccolo; in questo processo entrano in gioco fattori come il “motore colore” (CMM) del software di gestione colore, la particolare costruzione interna del profilo icc e gli “intenti di rendering” applicati (percettivo o colorimetrico).

Ad ogni modo, un corretto softproofing ci permetterà di previsualizzare a schermo il risultato di questa trasformazione, potendo così intervenire sull’immagine con ulteriori regolazioni tonali e cromatiche, per minimizzare le discrepanze fra spazi colore diversi e ottimizzare il risultato di stampa.

Risoluzione e definizione dell’immagine

Per ultimo, va verificato se la nostra immagine dispone di una risoluzione sufficiente per essere stampata in alta definizione.

Le stampanti Epson hanno una risoluzione di stampa nativa di 360 dpi, quelle Canon di 300 dpi. Portata alla dimensione di stampa, l’immagine dovrebbe avere questa risoluzione (solitamente si adottano i 300 dpi come standard), in caso contrario è consigliato eseguire un “ricampionamento”, scegliendo il corretto algoritmo.

Prima della stampa andrebbe anche applicata una “maschera di contrasto”, per compensare la piccola perdita di dettaglio che avviene per effetto delle goccioline di inchiostro che si allargano a contatto con la carta. La quantità di dettaglio che sarà necessario applicare è in relazione alla misura di stampa, alla distanza di visione a cui verrà osservata e al tipo di supporto utilizzato (le carte matt richiedono maggiore dettaglio).

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